Ricordi del Natale del Ristorante Al Cavaliere

Ricordi del Natale del Ristorante Al Cavaliere:

Il santo Natale, Capodanno e l’Epifania erano tre appuntamenti importanti per la comunità del piccolo paese sprofondato nel bianco silenzio della campagna.

Le scuole erano chiuse e, per il gioco, spazio e tempo erano abbondanti.

Per non farsi richiamare troppe volte i piccoli studenti, facendosi aiutare dai grandi, in un paio di giorni impacchettavano libri e quaderni ed i giochi da praticare erano tanti, fin troppi. Intanto i bocia  “i  se sbalocava” con palle di neve ben compattate ed a farne le spese erano i più piccoli e le “picole zoéte” ( bambine-civette) tiravano tanto di bocca da richiamare le loro mamme che arrivavano con “ el scoéto o la vescia” ed erano guai. “ Tana sconta” nella stalla e sul fienile. Il bello era che alla Corte venivano anche i ragazzi che abitavano in paese per giocare “ a banditi, a sciafete, a muceto, a galo-galina , a busa e a sciòcari con le baline de teracota” che Bajuco vendeva per poche lire.

Il Natale

Nella grande famiglia il Santo Natale aveva un significato particolare; Neno, Tano ed Icio erano nati proprio in questo giorno sacro e per loro si faceva grande festa.

presepe NataleNevicava, come sempre, ed i bimbi erano in fermento per il Presepio che si stava allestendo in tinello.

Accadde che gli adulti dissero ai bocia che avrebbero, loro, approntato quel Presepe nei tempi e nei modi dovuti.

Immaginate che costernazione per i piccoli che non ne volevano proprio sapere, anche perché, il giorno della vigilia, il Presepio era appena una traccia scomposta.

“A letto!” Dissero le donne in modo perentorio.

“Ma varda che Presepio!” Replicarono i bimbi scontenti.

La mattina dopo: “Sveglia, è Natale!”

I monelli scesero in fretta le scale e pensarono di essere arrivati a Betlemme. I grandi avevano lavorato in segreto per molte notti: Le donne avevano confezionato indumenti ed angeli e gli uomini lavorando del legno dolce avevano ottenuto pecore, pastori, asini, palme colorate; sul sentiero il mugnaio conduceva fiero il suo cavallo e sul carretto c’erano piccoli sacchi di vera farina.

Il  fuoco riscaldava la Sacra Famiglia per un Presepio vivo nella memoria non ancora disabitata.

Giravano nell’aria i profumi tipici dei bolliti e ancora oggi son presenti nei ricordi del Natale del Ristorante Al Cavaliere perché ogni famiglia aveva, per quel giorno, “ tajadele fresche, el capòn, la bondola lessa con el purè, tanti radici, vin bon” e già si pensava all’anno nuovo, imminente.

 

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